Sin dalle sue origini, il cinema ha avuto un'indissolubile relazione con lo sviluppo tecnologico, che ne ha segnato ineluttabilmente i mutamenti più profondi, creando schiere di «apocalittici e integrati»2: dalle prime fantasmagoriche immagini proiettate dai fratelli Lumière, all'invenzione del sonoro3; dall'introduzione del colore4, all'avvento delle macchine digitali. Le nuove tecnologie hanno trasformato non solo le modalità realizzative del prodotto audiovisivo, ma anche lo stesso linguaggio delle immagini. Basti pensare all'esperimento messo in atto da Hitchcock in Nodo alla gola (Rope, 1948), di realizzare un film in un unico lungo piano sequenza, concretizzatosi tecnicamente solo cinquant'anni dopo in Arca russa (Russki Kovcheg, Sokurov, 2002).

Interrogarsi oggi su come produrre contenuti artistici in ambito audiovisivo non può prescindere da una riflessione sul rapporto esistente con il progresso dell'apparato tecnologico. Qualsiasi ente formativo voglia operare in tale direzione ha l'obbligo di offrire alla platea studentesca il modo di sperimentare e creare attraverso l'utilizzo di strumenti e tecniche della contemporaneità. L'Accademia di Belle Arti di Napoli è stata la prima istituzione AFAM a strutturare un corso di studi in Cinematografia, diventando negli anni un punto di riferimento per l'approfondimento e le pratiche audiovisive. Il progetto C-FABIT – Cinematic Futures: Bridging Art, Technology and Interdisciplinary Training, finanziato nell'ambito del PNRR, ha rappresentato una grande opportunità e un momento di svolta per la nostra comunità, consentendo di realizzare un intervento ambizioso e profondamente innovativo nel campo della ricerca artistica e della produzione multimediale: la costruzione di un modello integrato che mettesse in relazione tra loro didattica avanzata, infrastrutture digitali e valorizzazione del patrimonio culturale, in una prospettiva coerente con le politiche di internazionalizzazione.

Il progetto, in partnership con l'Accademia di Belle Arti di Catania, s'è sviluppato nell'arco di due annualità accademiche (2024-2025 e 2025-2026) e ha previsto una serie di attività formative e laboratoriali interdisciplinari, connesse allo studio e all'elaborazione artistica. La prima tappa nell'iter attuativo è stata il reclutamento di dottorandi e ricercatori, che ha contribuito a superare il divario strutturale tra le Istituzioni di Alta Formazione Artistica e Musicale e il mondo universitario, con l'avvio di un Dottorato di Interesse Nazionale in Visual Arts, Performing Arts, New Media, New Technologies, Music and Cultural Heritage. Appare evidente come il processo di creazione artistica sia necessariamente legato a una rigorosa ricerca scientifica: l'opera d'arte non è frutto di un mero atto intuitivo o spontaneo, bensì il risultato di un percorso in cui l'artista osserva, sperimenta e verifica. La dimensione teorica orienta le scelte, mentre la pratica le mette alla prova, in un dialogo continuo e dinamico tra vasi comunicanti che amplia le possibilità espressive, facendo nascere un'arte capace di rappresentare e interpretare la realtà.

Partendo da queste riflessioni è stato costruito l'intero impianto formativo del progetto, basato su attività seminariali e pratiche di ricerca applicata, dedicate ai dottorandi del primo ciclo di Film, Audiovisual Arts, Sound and Media Studies e agli studenti dei corsi di laurea di Triennio e Biennio in Cinema e Audiovisivo. Grazie alla collaborazione con due importanti festival cinematografici di respiro internazionale, sono stati organizzati periodi intensivi di studio e ricognizione teorica: una Fall School, in collaborazione con il Matera Film Festival, e una Summer School, ospitata all'interno dell'Ischia Film Festival. I dottorandi hanno avuto la possibilità di confrontarsi con grandi maestri della settima arte – Peter Greenaway, Saskia Boddeke, Atom Egoyan, Francesca Comencini, Luca Bigazzi, Toni Servillo, per citare alcuni tra questi – e di presentare le diverse fasi dei loro progetti di ricerca in cui cinema, musica, nuove tecnologie, arti visive e performative si sono incrociate, stimolando l'interazione tra competenze eterogenee, senza confini disciplinari. Parallelamente è stato avviato un articolato programma di alta formazione, indirizzato a tutta la comunità accademica, attraverso masterclass e workshop che hanno visto come protagonisti esperti dell'intera filiera dell'audiovisivo, permettendo agli studenti di dialogare in modo diretto e continuo con professionisti del settore. Tema centrale degli incontri è stato la disamina delle prospettive di sviluppo del cinema alla luce dell'attuale rivoluzione, tra realtà virtuale e intelligenza artificiale. I cambiamenti strutturali e operativi stanno ridefinendo totalmente il comparto, in particolare le mansioni e i profili professionali, favorendo l'emergere di competenze ibride e di nuove modalità di produzione e fruizione dei contenuti.

L'altro asse portante dell'architettura di C-FABIT, insieme con l'aspetto formativo e di ricerca, è rappresentato dal forte investimento sullo sviluppo infrastrutturale che ha assunto, in una visione tanto strategica quanto prospettica, un ruolo determinante nel progetto. La realizzazione di studi di post-produzione avanzati – dotati di workstation dedicate all'editing, al color grading e agli effetti visivi (VFX) –, congiunta all'allestimento di uno studio virtuale, ha consentito all'Istituzione di colmare un significativo gap tecnologico rispetto all'evoluzione degli standard specifici e di aprire nuovi orizzonti per l'indagine artistica, rafforzando la competitività della formazione AFAM. Gli studenti hanno così la concreta possibilità di sperimentare con strumenti, linguaggi e processi produttivi contemporanei, sviluppando competenze tecniche e critiche in linea con le esigenze del mercato professionale a livello globale. Proprio lo sguardo a una dimensione internazionale ha rappresentato un'ulteriore componente fondamentale del progetto, capace di arricchire i percorsi educativi e di ampliare le prospettive di discenti e docenti. Le missioni di ricerca, i partenariati accademici e le collaborazioni con istituzioni culturali estere – dall'Università di Malta, al Consolato Generale d'Italia a Sydney, passando per l'Istituto Italiano di Cultura a Dublino – hanno permesso di collocare le attività di C-FABIT in un orizzonte transnazionale, favorendo lo scambio di pratiche, metodologie e visioni.

Nell'individuazione di strategie atte a facilitare l'ingresso nel mondo del lavoro degli allievi in uscita dall'Accademia di Belle Arti di Napoli, è stata realizzata un'applicazione che consente loro di creare un ritratto professionale completo, pubblicare il proprio portfolio e curriculum, ottenendo in questo modo visibilità presso aziende e professionisti del settore artistico e cinematografico. La creazione di una piattaforma digitale dedicata alla raccolta e alla diffusione dei materiali prodotti dagli studenti funge anche da network interno all'Accademia, con possibilità di interazione tra profili con competenze diverse.

Non poteva mancare, a completamento delle attività del progetto, la sperimentazione nell'ambito della produzione audiovisiva, con un'attenzione particolare rivolta ai linguaggi multimediali come forme di conservazione, valorizzazione e trasmissione della memoria. Siamo partiti dal contesto locale, con l'intento di creare una mappatura di «luoghi dell'immaginario», intesi non soltanto come ambienti fisici, ma come nodi simbolici in cui si intrecciano narrazione e identità collettiva, contribuendo alla valorizzazione del patrimonio culturale materiale e immateriale. Lo strumento audiovisivo, in primis il documentario e l'uso creativo dell'archivio, è stato utilizzato per interrogare il rapporto tra passato e presente, attraverso personaggi, luoghi e storie: la vicenda di Antonio Dattilo-Rubbo, pittore formatosi in Accademia di Belle Arti di Napoli e diventato figura chiave per l'arte australiana di inizio Novecento; lo spazio creativo e sociale di «Casa Sanità», punto di partenza per un'analisi sul tema della gentrificazione del tessuto cittadino partenopeo; la fulgida storia della «Mensa dei bambini proletari», uno dei progetti più importanti mai ideato per contrastare la povertà educativa tra i minori nel quartiere napoletano di Montesanto.

La storia della nostra Istituzione, ricca di tante figure artistiche di rilievo nazionale e internazionale, ci ha però spinto a progettare un vero e proprio format con l'obiettivo di affrontare una criticità sempre più evidente: il rischio di dispersione, alterazione o scomparsa degli archivi e degli studi d'artista. Tale pericolo è spesso determinato dall'impossibilità, da parte degli artisti stessi o dei loro eredi, di garantirne la conservazione nel tempo. A ciò si aggiunge l'urgenza di raccogliere testimonianze dirette, riconoscendo nell'artista vivente un «archivio incarnato», depositario di memorie che rischiano altrimenti di andare perdute. È nato così Archivi viventi, progetto articolato secondo una duplice direttrice operativa, che ha l'obiettivo di coniugare pratiche di documentazione tradizionali con l'impiego di tecnologie innovative. Da un lato la realizzazione di una serie di documentari finalizzati a ricostruire il percorso artistico dei soggetti coinvolti, privilegiando la voce diretta degli artisti stessi, laddove possibile, oppure quella di testimoni privilegiati – quali collaboratori, familiari o critici – nel caso di artisti non più viventi. Dall'altro la realizzazione di una mappatura immersiva a 360 gradi degli studi degli artisti presi in esame, mediante la realtà aumentata, col proposito di preservare e rendere accessibile l'esperienza spaziale dell'ambiente, inteso come luogo di produzione e sedimentazione della pratica artistica.

A chiudere questa panoramica sul progetto C-FABIT, un ruolo speciale è assunto proprio dalla creazione di questa rivista digitale, BLACKOUT. Cinema e altre visioni, pensata per offrire uno spazio al pensiero critico che consenta di costruire connessioni tra le ricerche dei nostri dottorandi e docenti, inserendole nel più ampio contesto nazionale e internazionale degli studi teorici sul cinema e sugli audiovisivi. Attraverso BLACKOUT, infatti, intendiamo esplorare le metamorfosi dei media contemporanei con approcci innovativi e metodologie interdisciplinari. In tal senso, la nuova rivista scientifica si configura, a partire proprio dalla nostra comunità accademica, come strumento essenziale per dare continuità e visibilità alle ricerche e opportunità di riflessione sulle prospettive del mezzo audiovisivo di fronte a una nuova epocale rivoluzione.