Giro di boa al Lido di Venezia: sei giorni in sei punti
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Alcuni momenti della prima settimana della Mostra del Cinema 2026
L’ottantatreesima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia è giunta al suo giro di boa. Ripercorriamo, dunque, alcuni momenti degni di nota dei primi sei giorni in sei punti.

Le donne in concorso secondo Maggie Gyllenhaal. Sulla presenza di sole due donne in concorso, la presidente di giuria Maggie Gyllenhaal (qui nella foto) ha prima scherzato («Finalmente è chiaro a tutti che gli uomini girano film più belli delle donne!»), poi ha definito il problema «sistemico», aggiungendo quindi: «Evidentemente, credo che per le donne sia molto più difficile ottenere finanziamenti rispetto ai colleghi per realizzare i loro film». Secondo l’attrice e regista, la questione si porrebbe in termini di poetica in relazione alla prospettiva femminile: «È possibile che le donne, avendo vissuto un’esperienza diversa del loro essere nel mondo, vogliano realizzare film che non sempre vengono considerati “alta arte”? Chi decide cosa sia valido? Chi stabilisce cosa abbia valore?»
La dedica di Werner Herzog a David Lynch. Un momento che scalda il cuore dei cinefili è arrivato con l’introduzione di Bucking Fastard dedicata «a David», capace di suscitare un enorme e immediato applauso in sala, a dimostrazione del fatto che la scomparsa dell’autore americano sia una ferita ancora aperta. E il film si dimostra, a tutti gli effetti, come un’emanazione dello spirito lynchiano. «Avrei voluto lui come primo spettatore», ha rivelato Werner Herzog in conferenza stampa. Con l’amico era già stato al Lido in concorso nel 2009 con My Son, My Son, What Have Ye Done.
I fratelli D’Innocenzo ritirano la propria firma da La città dei vivi. «Contrariamente a quanto dichiarato da Edoardo Gabbriellini in merito al film La città dei vivi, abbiamo rinunciato alla firma della sceneggiatura non per una questione legata al tono del racconto o per un nostro malcontento rispetto al risultato del film da lui diretto – cosa che, peraltro, non sarebbe stata possibile per legge – bensì per le modifiche apportate alla nostra sceneggiatura senza il nostro coinvolgimento né, tantomeno, il nostro consenso», affermano i fratelli D’Innocenzo in un comunicato ufficiale. La questione riguarderebbe l’intera categoria: «Un diritto, questo sì, previsto dai contratti degli sceneggiatori e del quale vogliamo riaffermare la centralità per l’intera filiera cinematografica».
Pop-culture e cinema d’autore a contatto, tra Oppenheim e Schrader. Nello stesso giorno, due film completamente diversi con molestie, omosessualità e pedofilia a fare da filo conduttore. Sembrano quasi parlarsi The Basics of Philosophy e Primetime, per quanto stile e pubblico di riferimento siano differenti e l’uno sia decisamente più bello dell’altro (vi sfidiamo a capire quale). La prospettiva si ribalta: Schrader affronta la possibilità di cambiare attraverso la colpa e il pentimento di un professore di filosofia. Oppenheim sfrutta il corpo divistico di Pattinson per analizzare la caccia alle streghe nel mondo dei media e della tv. Ma quanto di questi scandali è denuncia e quanto è discriminazione?
Nanni Moretti voleva parlare di attualità politica, ma il tempo era finito. «Purtroppo dobbiamo fermarci qui. Mi scuso, abbiamo mezz’ora e la mezz’ora è volata». Così si chiude l’emozionante conferenza stampa di Succederà questa notte, il nuovo film di Nanni Moretti in concorso, per cui ha ricevuto anche la standing ovation della sala stampa. «Mannaggia, volevo tanto parlare dell’attualità politica. Sarà per la prossima volta!», chiude il regista con sarcasmo. Moretti ha inoltre ricevuto il Premio SIAE – Andrea Purgatori alla carriera.
I traumi asiatici di Shinya Tsukamoto e Lee Chang-dong. Dal Giappone alla Corea del Sud, i traumi passano tra le mani di registi asiatici. Da una parte Shinya Tsukamoto con il suo primo film “americano” Mr. Nelson, Did You Kill People?; dall’altra Lee Chang-dong con Possible Love. Anche in questo caso, si parla di poetiche diverse: il film del primo è una cruda e sanguinolenta testimonianza della sindrome da disturbo post-traumatico di un veterano della guerra del Vietnam, ispirata dall’omonimo manga del 2005. Il secondo, invece, ispirato da Decalogo 10 di Krzysztof Kieślowski, dipinge lo struggente affresco di un uomo «completamente vuoto», un disoccupato “morto” che cammina sconsolato tra i “vivi” che ancora lavorano.
