L'adesivo come oggetto di comunicazione sociale e politica

RESOCONTI

In viaggio a Lisbona: il MUDE - Museo do Design

Da Lisbona,
Diego Del Pozzo · 28 agosto 2026


La “nuova” Lisbona che da una quindicina d’anni a questa parte sta vivendo un periodo di mutamenti impetuosi e spesso contraddittori, tra overtourism persino inquietante e speculazioni edilizie con pochi pari in Europa, rischia di lasciare disorientato, oltre che ammirato, il visitatore che vi arriva per la prima volta e si trova a dover costantemente fare i conti con un cortocircuito originalissimo tra tradizione e modernità, resistenza socio-culturale e turbo-capitalismo, anima e commercio. Passeggiare nei quartieri più storici e centrali della capitale portoghese, scendendo dal Castello di San Giorgio lungo i vicoli dell’Alfama attraverso la Baixa fino al Chiado e al Bairro Alto significa, infatti, imbattersi in cantieri edili quasi senza soluzione di continuità, con case d’epoca ed edifici storici transennati e in procinto di essere trasformati in hotel di lusso o appartamenti per turisti e con le alte gru a punteggiare lo skyline cittadino tutt’intorno ai tetti tipici, alle guglie e cupole delle chiese e dei monumenti e al verde dei tanti magnifici parchi. A volte, sembra quasi di trovarsi nella Berlino degli anni immediatamente successivi alla caduta del Muro tra Est e Ovest, con un “prima” che resiste con orgoglio pur rischiando costantemente di farsi cartolina e un “dopo” che ha le purtroppo inevitabili sembianze della globalizzazione più selvaggia fatta di fondi d’investimento nord-americani, multinazionali dell’edilizia e dei servizi online all’opera un po’ dovunque, agevolazioni pubbliche notevoli per chi dall’estero investe nel turismo e nell’edilizia di lusso, prezzi delle case alle stelle e sempre più lisbonesi (soprattutto giovani) impossibilitati ad affittarle o acquistarle, negozi di quartiere sostituiti da brand globali del food e della grande distribuzione.

Nonostante questo corpo a corpo spesso feroce con la modernità, però, l’anima più autentica di Lisbona resiste ancora, se soltanto la si sa cercare, magari al di fuori degli itinerari turistici più standardizzati. Anzi, quella della città che affaccia sul Tago e sull’Oceano è un’anima cangiante oltre che resistente, capace negli anni di adattarsi ai mutamenti e farli propri, senza perdere il contatto – anche se il rischio aumenta sempre di più – con le proprie radici e la propria cultura più profonda. Ne è una buona sintesi, in ambito culturale, il rapporto che la capitale lusitana ha col design, ben esemplificato in un luogo-simbolo come il MUDE, il Museo do Design che s’affaccia su Rua Augusta poco dopo aver superato l’arco monumentale che la unisce all’enorme Praça do Comércio. Trasferitosi dal Centro Culturale di Belèm nel cuore cittadino, il museo ha la sua spettacolare sede attuale nel gigantesco edificio storico dell’ex Banco Nacional Ultramarino e col suo nuovo allestimento ha ripreso le attività nel 2024, con l’obiettivo di proporsi non soltanto come spazio museale dedicato al design e alla moda, ma anche come centro di aggregazione, scambi e discussioni culturali. Cuore del MUDE è la ricchissima collezione di Francisco Capelo, con migliaia di pezzi unici e pietre miliari nella storia del design e della moda europei, ma le attività e le esposizioni temporanee che di volta in volta arricchiscono il luogo sono sempre tante e di notevole interesse.

Fino a fine agosto, per esempio, è stato possibile visitare una mostra davvero molto bella e di grande impatto e significato anche dal punto di vista socio-politico. Intitolata Autocolante. Iconografia da Libertade (cioè, “Adesivo. Iconografia della Libertà”) e organizzata dal museo assieme all’associazione Ephemera, l’esposizione s’inserisce nel percorso coerente che il MUDE porta avanti da anni nel segno della valutazione critica del design quale pratica e linguaggio, in questo caso specifico col fine di mettere in luce come gli adesivi politici siano stati e continuino a essere utilizzati come importanti strumenti di comunicazione e testimonianze materiali dei differenti contesti specifici nei quali di volta in volta vengono prodotti. Attraverso un allestimento estremamente curato ed efficace e grazie alla ricchezza della proposta (oltre 2.400 pezzi, tra adesivi, poster, libri e riviste), il graphic design emerge – spiega nella sua scheda introduttiva il curatore José Pacheco Pereira – «sia come espressione estetica sia come agente attivo di consapevolezza e mobilitazione politica, rivelando la versatilità dell’adesivo come strumento di appartenenza e attivismo, a partire dalla resistenza al regime prima della rivoluzione democratica del 25 aprile 1974».

La parte più politica della mostra è dedicata al ruolo degli adesivi nel periodo post-rivoluzionario e durante il primo ciclo elettorale 1975-76, per poi ripercorrere, però, gli oltre cinque decenni di vita democratica del Portogallo. Attraverso l’ampia gamma di iconografia politica e di partito presentata, infatti, l’esposizione propone al visitatore un autentico viaggio nel tempo, passando in rassegna innumerevoli figure nazionali e internazionali diventate icone intramontabili, ma anche gli slogan e i motti di incitamento utilizzati nel corso dei decenni, nelle lotte politiche portoghesi e di altri Paesi, inclusi anche tanti materiali che ripercorrono l’evoluzione delle campagne locali, nazionali (presidenziali e comunali), europee ed extraeuropee fino ai giorni nostri (a tale proposito, colpisce la quasi totale assenza della scena del design “politico” italiano, pure estremamente feconda). La sezione conclusiva è riservata, quindi, alle rappresentazioni grafiche di varie cause sociali e lotte globali: dalla Riforma agraria portoghese al sindacalismo fino alle urgenze contemporanee come l’edilizia abitativa, i diritti LGBTQIA+ e l’emergenza climatica.

«Attraverso i punti di contatto tra tematiche politiche e design grafico, Autocolante. Iconografia da Libertade propone – si legge ancora nella scheda della mostra – una lettura più ampia del ruolo degli oggetti visivi nella costruzione, mediazione e diffusione di ideologie, discorsi politici e momenti storici, sottolineando l’intersezione critica tra design, arte e cultura e la loro fondamentale articolazione con le dinamiche sociali e politiche contemporanee».


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