Due importanti esposizioni sulla fotografa nordamericana e la pittrice inglese
RESOCONTI
Il doppio talento di Lee Miller e Leonora Carrington in mostra nella capitale francese

Sulla scia dell’attenzione culturale e curatoriale attribuita nel corso dell’ultimo decennio a un insieme di pratiche che esprimono, come recentemente esplorato in Italia dalle studiose Maria Rizzarelli e Beatrice Seligardi, un talento dal carattere doppio, se non plurimo, le retrospettive dedicate dal Musée d’Art Moderne de Paris e dal Musée du Luxembourg rispettivamente alla fotografa, corrispondente di guerra e modella nordamericana Elizabeth “Lee” Miller e alla pittrice e scrittrice inglese Leonora Carrington offrono una prospettiva inedita sulla ricerca intermediale di cui le due poliedriche figure d’avanguardia sono state protagoniste.
Tra le più imponenti realizzate in Europa e negli Stati Uniti, grazie alla collaborazione con la Tate Britain di Londra e con l’Art Institute di Chicago, le esposizioni raccolgono più di tre centinaia di lavori, taluni inediti al pubblico, caratterizzati dal dialogo incessante tra media, supporti e formati. Dipinti, pellicole e filmati d’archivio, ritratti fotografici, epistolari autografi, sculture e cimeli personali conducono gli spettatori lungo un allestimento il cui procedere cronologico e tematico sembra essere pensato non soltanto per fare eco al giustapporsi di arte e vita, ma per sollecitare una fruizione comparata a partire dalla quale ragionare su questioni etiche ed estetiche di estrema attualità. Dalla codifica verbovisiva del trauma collettivo e individuale – gli scatti di Miller a Dachau, Buchenwald e nella residenza monacense di Adolf Hitler; la novella autobiografica Down Below (Giù sul fondo) e le tele concepite da Carrington durante il ricovero psichiatrico forzato in un sanatorio di Santander – alle scelte inerenti alla sintassi, alla materialità e alla processualità dell’opera d’arte, le creazioni esposte mettono in luce il contributo pionieristico apportato da entrambe le artiste a linguaggi oggi come allora in piena evoluzione.
Sperimentazione visiva, riformulazione linguistica e impegno civile convivono in tal senso in due percorsi le cui molteplici similitudini non si esauriscono nell’adesione delle due donne all’humus culturale surrealista, né al pur significativo superamento da parte di queste dello statuto di muse di maestri del cinema, della fotografia e della pittura quali Jean Cocteau, Man Ray e Max Ernst. Nel dare conto del transito tra specifici della parola, della visualità e della plasticità, le mostre parigine rileggono e ricollocano Lee Miller e Leonora Carrington, esemplificative di numerose altre artiste che dal Novecento a oggi hanno compiuto analoghe traiettorie di sperimentazione, all’interno del fortunato dibattito sulle configurazioni polimorfiche dell’eclettismo mediale, permettendo di rintracciare genealogie e ramificazioni di corpus assurti allo statuto di oggetto teorico di prim’ordine.
