A spasso tra i cinema del Quartiere Latino

RESOCONTI

Paris cinéphile: le sale come spazi di aggregazione, formazione e possibilità

Da Parigi,
Maya Rebecca Fidelia Gargiulo · 3 agosto 2026


Se i circuiti cinematografici parigini a larga scala – MK2, Pathé-Gaumont, UCG – delineano la propria programmazione estiva su un’offerta che, pur spaziando tra generi, forme e formati della narrazione, gravita esclusivamente attorno a produzioni ad alto budget, visivamente e narrativamente uniformate per garantire un successo tanto remunerativo quanto estemporaneo, le nostalgiche sale del Quartiere Latino fanno del ritorno alla granularità dell’immagine, allo sperimentalismo e all’intimità della ricerca d’autore il proprio manifesto, confermandosi come luogo d’elezione di un pubblico dalla cinefilia imperitura.

Noti per aver preservato una sensibilità indipendente e d’essai, cinema come Le Champo (nella foto), La Filmothèque du Quartier Latin, il Cinéma du Panthéon e il Reflét Medicis custodiscono il fascino di un’epoca, quella della Nouvelle Vague francese, il cui ethos sembra tuttora animare generazioni di spettatrici e spettatori che quotidianamente colorano le vie del quinto arrondissement. Significativamente, è soprattutto l’attenzione dei giovani a essere richiamata dalle pellicole attualmente in cartellone. Che si tratti di sguardi alle cinematografie nazionali – The Cranes are Flying (Kalazatov, 1957), Close-Up (Kiarostami, 1991), El espíritu de la colmena (Erice, 2004) –, retrospettive su maestri e icone della modernità e della contemporaneità – Fritz Lang, Alfred Hitchcock, Vittorio De Sica, Nanni Moretti, Marilyn Monroe, Diane Keaton – o riproposizioni e restauri di capolavori senza tempo – Sunset Boulevard (Wilder, 1951), Love Streams (Cassavetes, 1984), Mulholland Drive (Lynch, 2001) –, le séance offrono infatti un’occasione di riscoperta, formazione e condivisione dell’affezione per il grande schermo in un contesto che torna a celebrarne la dimensione comunitaria.

Dall’atmosfera raccolta della sala alle suggestioni provenienti dal tessuto urbano, simile a un palinsesto in cui rimandi e richiami alla settima arte vengono riscritti e agiti da più di un secolo, la spinta al ritorno alle origini della cinefilia stessa muove d’altro canto forme partecipate di spettatorialità dalla natura espansa. Esempio di turismo cinematografico – o ciné-balade, neologismo coniato nel 2011 da un’agenzia locale da allora specializzatasi in tour ispirati ai più celebri affreschi cinematografici di Parigi – ma anche pratica incarnata di rivitalizzazione dell’opera d’arte e di negoziazione del proprio rapporto con la città, la mappatura di quartieri, edifici, café e parchi pubblici inquadrati dalla macchina da presa dei più noti registi manifesta un tentativo di attingere alla continuità col passato per rintracciare in quest’ultimo necessari strumenti di riorganizzazione e riqualificazione del presente.

«Se siete alla ricerca della zona più pittoresca e cinematografica di Parigi, è certamente questa», scandisce faticosamente in inglese un ragazzo a un gruppo di amici in visita; e nel breve spazio che intercorre tra Rue Champollion e Rue des Écoles, separando Le Champo da La Filmothèque du Quartier Latin, le sue parole paiono descrivere una realtà in cui l’esperienza audiovisiva è ancora sinonimo di aggregazione, trasformazione, possibilità.


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