Il capolavoro incendiario di Ken Russell come lo voleva il regista

NOTE CRITICHE

Nei cinema italiani il Director’s Cut de I diavoli in versione restaurata


Diego Del Pozzo · 18 ottobre 2026


L’occasione è di quelle davvero ghiotte, perché da domani (lunedì 19 ottobre), anche i cinefili italiani hanno la possibilità di riscoprire in sala il film più dissacrante e mutilato del regista britannico Ken Russell, il suo capolavoro incendiario del 1971 finalmente proposto nella sua versione originale e definitiva. Infatti, a 55 anni dall’uscita, The Devils, distribuito in Italia all’epoca col titolo I diavoli, ritorna sul grande schermo grazie a Warner Bros. attraverso la sua nuova sussidiaria Clockwork. Ken Russell’s The Devils (Director’s Cut), dunque, propone al pubblico il restauro in 4K della versione integrale, finora inedita, così come concepita dal regista, che amava definire I diavoli «il mio film più politico, anzi, l’unico». Nei mesi scorsi, l’opera è stata proiettata in anteprima mondiale al settantanovesimo Festival del Cinema di Cannes e poco dopo durante la quarantesima edizione de Il Cinema Ritrovato a Bologna.

Questa versione è stata ricostruita nel 2004 sotto la supervisione dello stesso Ken Russell e del montatore Michael Bradsell, con la collaborazione di Mark Kermode e Paul Joyce. Il restauro del 2026 in 4K è stato realizzato a partire dal negativo originale presso i laboratori Warner Bros. Post Production Creative Services e Water Tower Color, mentre il restauro audio è stato completato utilizzando la pellicola magnetica composita originale in 35 millimetri presso il laboratorio Warner Bros. Sound, con ulteriori elementi originali 35 millimetri a fare da riferimento.

Oltre che per le brillanti interpretazioni di Oliver Reed e Vanessa Redgrave, The Devils va ricordato come il trampolino di lancio per il futuro regista Derek Jarman, qui al debutto nel lungometraggio come visionario scenografo, ma anche per i notevoli contributi tecnici di artisti già all’apice della carriera come il direttore della fotografia David Watkin (premio Oscar) e il montatore Michael Bradsell.

I fatti dai quali è tratto il film – una presunta possessione demoniaca di massa in un convento di suore orsoline nella cittadina francese di Loudun – risalgono al 1634, durante il regno di Luigi XIII in Francia, e intorno alla metà del Novecento avevano già ispirato celebri adattamenti come il romanzo I diavoli di Loudun di Aldous Huxley del 1952 e la pièce The Devils di John Whiting del 1961, entrambi riferimenti diretti di Russell per la sua sceneggiatura. Affresco visionario, grottesco e barocco, il film utilizza quelle fonti sostanzialmente per denunciare, alludendo anche all’età contemporanea, la diabolica complicità tra Chiesa e potere politico.

La dimensione manicomiale e parossistica dell’opera e il tono provocatorio di Russell incontrarono l’ostilità della censura del tempo, che costrinse il regista a operare pesanti tagli e compromise pesantemente la distribuzione (in Italia il film venne sequestrato e dissequestrato). Nonostante ciò, I diavoli fu apprezzato all’unanimità dal Comitato di selezione della trentaduesima Mostra di Venezia, di cui facevano parte giganti della regia cinematografica come Alessandro Blasetti, Vittorio De Sica, Federico Fellini, Luchino Visconti e Valerio Zurlini. Nei decenni successivi, quindi, la ricezione critica del film non ha fatto che intensificarsi, sostenuta anche da molti artisti e studiosi di cinema, per esempio Guillermo del Toro e Mark Kermode.

Lo stesso Kermode presenta così la distribuzione in sala della versione restaurata integrale del film di Ken Russell: «Da quando uscì tra recensioni contrastanti cinquantacinque anni fa, The Devils non è mai stato distribuito nella forma da lui voluta […]. La storia narrata da The Devils è estremamente avvincente e si ispira a straordinari eventi reali che culminarono con l’esecuzione sul rogo di un prete, Urbain Grandier, nella città francese di Loudun nel 1634. […] Nonostante la loro natura in apparenza fantastica, i fatti storici su cui si basa The Devils sono ben documentati […]. Il più celebre dei numerosi resoconti rimane però il romanzo di Aldous Huxley I diavoli di Loudun (1952), riconosciuto come fonte del film di Russell insieme alla pièce di John Whiting The Devils, rappresentata per la prima volta dalla Royal Shakespeare Company nel 1961. Russell rimase “folgorato” dal libro di Huxley e voleva che il suo film suscitasse nel pubblico una reazione altrettanto intensa. Per lui si trattava di “una storia sul lavaggio del cervello”. Pur essendosi convertito al cattolicesimo molti anni prima, Russell era convinto – prosegue Kermode – che i fatti di Loudun non avessero nulla a che fare con i demoni o il soprannaturale e tutto con la corruzione politica e l’isteria usata come arma. […] Girato ai Pinewood Studios su set di una purezza visiva straordinaria progettati da un giovane Derek Jarman, The Devils fu un progetto controverso fin dall’inizio. […] La visione originale di Russell si rivelò in anticipo sui tempi: alcune sequenze chiave furono giudicate troppo forti per il pubblico dell’epoca. In particolare, fu eliminata per intero una scena in cui una presunta ‘possessione demoniaca’ esibita pubblicamente culminava con suore in preda all’isteria intente ad abbattere e profanare un enorme crocifisso; si aggiunsero altri tagli per la versione britannica, e ulteriori interventi per il pubblico americano. Per Russell, queste modifiche furono strazianti perché, come mi confidò nel 2002, il materiale eliminato non solo conteneva “alcune delle cose migliori che abbia mai fatto”, ma racchiudeva anche il cuore tematico del film: uno spettacolo blasfemo, una farsa esibita sfacciatamente per fini politici corrotti. […] Questa è la versione di The Devils che Ken Russell sperava diventasse un giorno accessibile al pubblico internazionale: un capolavoro senza compromessi, ancora più attuale in questi tempi di ‘post-verità’ di quanto non lo fosse – conclude Mark Kermode – quando Russell diede forma per la prima volta ai suoi indimenticabili eccessi di ardente intensità».


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