Una mostra imperdibile sui quarant’anni di attività della Fondation Cartier pour l'Art Contemporain

REPORTS

Exposition Générale: una macchina espositiva per lo spirito del tempo

From Paris,
Maya Rebecca Fidelia Gargiulo · 8 September 2026


Exposition Générale, il recente percorso espositivo che sintetizza quarant’anni di attività della Fondation Cartier pour l'Art Contemporain sottolineandone i confini ancora in divenire, sembra prestarsi a una fruizione, complice la mise en espace firmata dallo studio Formafantasma, marcata dall’apertura alla tensione tra organicità e disgregazione, interferenza e continuità. Dal disegno curatoriale delle direttrici Béatrice Grenier e Grazia Quaroni, coadiuvato dall’imponente operazione di ricollocazione e rifacimento della sede della Fondazione commissionata all’architetto Jean Nouvel, si evince invero un’ipotesi di rinnovamento dell’enciclopedia museale tout court che si traduce in un dinamismo inedito dei dispositivi di interazione con il patrimonio della collezione.

Aderendo tanto ai possibili indicatori epistemologici quanto alle forme esperienziali che affastellano lo spirito del nostro tempo, sono termini chiave come ibridità, pluralità, ambivalenza e reticolarità a descrivere il catalogo di più di seicento opere – compendio dei processi culturali intercettati dagli artisti che dal 1984 a oggi hanno cooperato con la Fondazione – riproposto in occasione della mostra. I quattro macroinsiemi tematici (Machines d’Architecture, Être Nature, Making Things, Un Monde Réel) attorno ai quali gravitano le ricerche plastiche, grafiche, tecnologiche e audiovisive selezionate dalla collezione Cartier concorrono allora ad attivare un laboratorio di elaborazione delle trasformazioni del presente, interpretando secondo un succedersi antigerarchico scenari che spaziano tra poetiche intimiste ed ecocritica, svolta digitale, nuovi materialismi, deterritorializzazione, deistituzionalizzazione, postumano, distopie e questioni di genere.

Particolarmente rilevanti per lucidità, originalità e profondità di sguardo sono in tal senso i discorsi e le sperimentazioni di cui si sono fatti carico esponenti delle arti contemporanee quali Claudia Andujar, Malick Aidibé, David Lynch, Graciela Iturbide, Francesca Woodman e Raymond Depardon, i cui lavori permettono di riscontrare coerenza e pregnanza segnica in un allestimento dalla leggibilità tanto concettuale quanto spaziale altrimenti non di rado disarticolata. A echeggiare la porosità e l’incessante rimodulazione di saperi, materiali e prassi esistenziali riassunta dalla mostra, il gioco di moduli cinetici, piattaforme retrattili e materiali duttili caratterizzante il Louvre des Antiquaires, stabile haussmaniano che ospita l’ente a partire dal 2025, rischia difatti di rendere di non immediata percorrenza gli ambienti di fruizione, le cui architetture intermittenti comunicano una certa dispersività.

Nell’avanzare una mappatura degli ultimi quarant’anni di creazione contemporanea transnazionale, Exposition Générale rende dunque visibile il funzionamento della macchina espositiva come laboratorio aperto di indagine sul vivente: tra pratiche di attraversamento del reale e sconfinamento nell’immaginario, infatti, ciò che emerge è un ecosistema museale la cui evoluzione traduce il ritmo instancabile di futuri politici, artistici e sociali.


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