Breve cronistoria critica del Fenomeno X-Men

NOTE CRITICHE

Ecco chi sono i mutanti Marvel!
(mentre inizia a prendere forma il loro nuovo film...)


Diego Del Pozzo · 19 agosto 2026


Dopo le anticipazioni, le indiscrezioni, le fughe di notizie più o meno “pilotate” e, soprattutto, dopo la presenza (notevole!) della Jean Grey di Sadie Sink tra i personaggi principali del nuovo blockbuster supereroico dell’estate 2026, Spider-Man: Brand New Day, i Marvel Studios hanno scelto la convention casalinga targata Disney, il D23 tenutosi a cavallo di Ferragosto (dal 14 al 16) in California all’Anaheim Convention Center e al Honda Center, per svelare al mondo i primi nomi del cast di quello che si preannuncia fin da ora come il cinecomic marveliano più atteso dai tempi di Avengers: Endgame del 2019, cioè il kolossal destinato a far ripartire il Marvel Cinematic Universe e lanciarlo verso nuovi successi con l’avvio della “Saga dei mutanti”: X-Men di Jake Schreier.

Gli annunci sono arrivati durante la serata di apertura del D23 2026, nel corso del Disney Entertainment Showcase, l’appuntamento clou della manifestazione, durante il quale Marvel Studios, Walt Disney Animation Studios e Pixar hanno svelato nuovi materiali riguardanti decine di progetti cinematografici e televisivi in arrivo nei prossimi anni, da quello sui nuovi X-Men a Frozen 3 e tanti altri. Tra tutte, però, l’anticipazione più ghiotta è stata proprio quella sugli amatissimi mutanti di casa Marvel, col grande capo Kevin Feige che ha rivelato innanzitutto la data ufficiale di uscita del film nei cinema americani, il 5 maggio 2028 (in Italia quasi certamente il 3), per poi introdurre assieme al regista Schreier uno dopo l’altro – tra le ovazioni del pubblico presente in sala – i primi interpreti di X-Men, abbinati ai rispettivi personaggi. Accanto a Sadie Sink come Jean Grey, dunque, ci sarà Kit Connor nei panni di Scott Summers, alias Ciclope; e poi Christopher Abbott come Charles Xavier, Samara Weaving come Emma Frost, Inde Navarrette come Rogue e Maya Boyd come Tempesta/Storm. Attraverso un videomessaggio, quindi, Adam Driver ha rivelato che avrà il ruolo di Nathaniel Milbury, personaggio che, pur in assenza di conferme ufficiali da parte dei Marvel Studios, dovrebbe celare l’identità del villain Nathaniel Essex, cioè Mister Sinister, storico antagonista dei mutanti marveliani. Il resto del cast di un film che sarà estremamente corale verrà annunciato un po’ alla volta nelle prossime settimane, in tempo per l’inizio delle riprese, in modo da tenere sempre alta l’attenzione dei fan nei confronti del progetto che, nei piani dei vertici Disney e Marvel, dovrebbe riportare a nuovi splendori (e incassi!) il Marvel Cinematic Universe dopo le difficoltà degli scorsi quattro-cinque anni.

Arrivati nei punti vendita americani col loro albo a fumetti nel 1963, gli X-Men sono stati creati da Stan Lee e Jack Kirby e rappresentano da sempre un unicum all’interno dell’Universo Marvel e, fin dalle loro prime apparizioni cartacee, sono stati una metafora perfetta delle discriminazioni verso le minoranze o semplicemente verso l’altro, il diverso, in una serie di comic books capace di abbinare molto bene commedia e avventura a riflessioni profonde e spesso drammatiche sulle angosce giovanili e sui conflitti all’interno della società contemporanea. La lettura metaforica è stata resa ancora più efficace innanzitutto dalla caratteristica principale che distingue questi personaggi da tutti gli altri della casa editrice americana: sono mutanti, dotati fin dalla nascita dei loro poteri, che quindi non vengono acquisiti a causa di un incidente o di un esperimento scientifico, bensì fanno già parte del loro corredo genetico, rendendoli inevitabilmente diversi dai normali esseri umani. I loro poteri, per giunta, si manifestano durante la pubertà, facendo scattare immediata una fortissima identificazione con i loro giovani lettori. Come scrivevo nel mio libro del 2021, Marvel Cinematic Universe, «[…] invece dell’acne o del primo ciclo mestruale, insomma, ai mutanti Marvel spuntano le ali o la capacità di leggere nel pensiero».

I primi cinque X-Men – Angelo, Bestia, Ciclope, Marvel Girl e Uomo Ghiaccio – fanno il loro ingresso in scena quando sono ancora adolescenti, riuniti dal professore Charles Xavier, un telepate potentissimo però costretto su una sedia a rotelle, per essere addestrati come una squadra di eroi in modo da proteggere l’umanità dai mutanti malvagi (primo tra tutti, la loro nemesi Magneto) e per portare avanti il sogno della pacifica convivenza tra umani e mutanti. Il tema dell’intolleranza e delle discriminazioni è presente nella serie a fumetti fin quasi dai primi numeri. Nella sua prima incarnazione editoriale, tuttavia, la serie è meno fortunata dal punto di vista delle vendite rispetto a quelle di punta del periodo classico della Marvel, anche se sa costruirsi un suo piccolo culto di lettori fedeli, in particolar modo sotto la gestione dello sceneggiatore Roy Thomas, l’erede diretto di Stan Lee. Nel corso degli anni Sessanta, in ogni caso, il microcosmo mutante nell’ambito dell’Universo Marvel diventa sempre più vasto e articolato, con centinaia di personaggi, positivi e negativi, a interagire in una serie spesso fin troppo spiazzante e inclassificabile rispetto alle ammiraglie della casa editrice. Le vendite iniziano a salire soltanto a fine decennio, quando Thomas viene affiancato da un grande disegnatore come Neal Adams, ma in quel momento il destino della testata è già stato deciso e così arriva la cancellazione.

Qualche anno dopo, nel 1975, la Marvel affida il rilancio della serie, che nel frattempo già da un po’ di tempo era stata ribattezzata The Uncanny X-Men, a un giovane sceneggiatore di origini britanniche, Chris Claremont, che da allora la scriverà per diciassette anni consecutivi fino al 1991, trasformandola – grazie anche al contributo del disegnatore-sceneggiatore canadese John Byrne, che tra fine anni Settanta e inizio Ottanta lo affianca in un lungo e celebrato ciclo di storie – nell’albo più venduto e apprezzato dell’intero panorama fumettistico statunitense, oltre che in un fenomeno di costume capace di andare oltre lo specifico della nona arte. Claremont dà alla serie, infatti, una coerenza narrativa unica e imposta trame a lunghissima gittata che la trasformano in una sorta di irresistibile soap opera mutante. Ma, soprattutto, l’autore introduce una nuova squadra di X-Men, multietnica e internazionale, nella quale si distinguono ben presto, accanto agli storici Scott Summers (Ciclope) e Jean Grey (Marvel Girl / Fenice), personaggi destinati poi a diventare amatissimi dagli appassionati di tutto il mondo, come il teleporta tedesco Nightcrawler, la regina africana degli elementi atmosferici Tempesta, il gigante russo d’acciaio Colosso e, soprattutto, il misterioso e feroce canadese Wolverine.

A inizio anni Novanta, mentre Claremont e il disegnatore di origini coreane Jim Lee trasformano X-Men nella serie a fumetti più venduta della storia, il boom dei mutanti Marvel è ulteriormente rafforzato grazie al clamoroso successo della serie televisiva animata Insuperabili X-Men, in onda per ben settantasei episodi in cinque anni, dal 31 ottobre 1992 al 20 settembre 1997, sul network Fox Kids. Ispirata proprio alla versione-blockbuster a fumetti ridefinita graficamente da Lee, su testi di Claremont, tra fine anni Ottanta e inizio Novanta, la serie tv è molto vicina ai temi e alle atmosfere del comic book di riferimento e ripropone quasi tutti i personaggi, positivi e negativi, della complessa e affascinante mitologia dei mutanti Marvel così come era stata completamente riscritta sotto la gestione Claremont. In modo abbastanza insolito per uno show rivolto innanzitutto a un pubblico di bambini, si caratterizza inoltre anche per lo spazio dato a questioni sociali come il pregiudizio, l’intolleranza, l’isolamento e il razzismo, proprio come nel fumetto di riferimento.

Non è un caso, dunque, che l’era dei cinecomics Marvel contemporanei prenda origine, dopo un piccolo anticipo nel 1998 col vampiresco Blade, proprio da quelli che all’epoca sono i personaggi più popolari, amati e venduti della casa editrice. È il 2000, infatti, quando la Twentieth Century Fox (all’epoca detentrice dei diritti cinetelevisivi dei mutanti) lancia nei cinema di tutto il mondo l’attesissimo kolossal di Bryan Singer X-Men, titolo-chiave per il boom definitivo dei supereroi sul grande schermo. Il film di Singer cambia davvero ogni cosa, tracciando nuovi itinerari artistici e commerciali e mostrando la concreta possibilità di un approccio più adulto al genere, senza per questo trascurarne le potenzialità teen.

Il successo del primo X-Men è un autentico terremoto, per il mondo del fumetto ma anche per l’industria cinematografica, con quasi 300 milioni di dollari incassati a livello globale e con l’interprete di Wolverine, Hugh Jackman, trasformato in una star di fama planetaria. Nel cast, accanto a lui, ci sono molti altri attori di una certa notorietà: Patrick Stewart nel ruolo del professore Charles Xavier, Halle Berry in quello di Ororo/Tempesta, Ian McKellen nei panni dell’antagonista Magneto; e ancora James Marsden come Ciclope (personaggio, purtroppo, sempre molto sacrificato sul grande schermo rispetto alla sua controparte fumettistica), Famke Janssen come Jean Grey e Anna Paquin a dar vita alla tormentata Rogue. Nel film, fondamentalmente, viene narrato il primo incontro di Wolverine e Rogue con la squadra-famiglia guidata dal Professor X e il confronto tra questi eroi e la loro nemesi Magneto. Ma, soprattutto, si pongono le basi per una lunga saga cinematografica che verrà sviluppata narrativamente dapprima come trilogia, con X-Men 2 (Singer, 2003) e il problematico X-Men – Conflitto finale (Ratner, 2006), e in un secondo momento secondo la logica del worldbuilding tipica della narrazione corporate e di brand, sul modello di ciò che nel frattempo iniziano a fare i Marvel Studios a partire dal 2008, pur senza la stessa ferrea capacità di coordinamento e, anzi, con numerose incongruenze tra un capitolo e l’altro.

Tali incongruenze sono dovute anche all’allontanamento di Bryan Singer dalla regia del terzo film del ciclo, infatti piuttosto diverso dai primi due per toni e approccio. Quando, poi, Singer riprende le redini della saga in occasione del primo prequel del 2011 (diretto da Matthew Vaughn ma da lui prodotto e supervisionato) si ricollega direttamente ai due film firmati in prima persona, creando così una serie di contraddizioni rispetto a quanto era stato invece mostrato nel terzo. Non è casuale, dunque, che sia X-Men che X-Men – L’inizio abbiano il loro memorabile incipit, quasi identico, nella Polonia del 1944 e collochino la genesi dei poteri mutanti di Magneto all’interno del campo di concentramento nel quale era stato internato da ragazzino assieme alla mamma.

La trilogia iniziale e quella dedicata al solo personaggio interpretato da Hugh Jackman, composta da X-Men le origini: Wolverine (Hood, 2009), Wolverine – L’immortale (Mangold, 2013) e l’ottimo Logan – The Wolverine (Mangold, 2017), vengono, rispettivamente, seguita e affiancata da una tetralogia prequel, ambientata quindi nel passato di quello stesso universo narrativo, formata dal già citato X-Men – L’inizio (Vaughn, 2011) e da X-Men – Giorni di un futuro passato (Singer, 2014), X-Men – Apocalisse (Singer, 2016) e X-Men – Dark Phoenix (Kinberg, 2019). In questo nuovo ciclo, Singer sposta l’azione nel passato e la colloca durante eventi storici importanti come, per esempio, la crisi missilistica cubana del 1962. Nei prequel, tra l’altro, i personaggi principali vengono interpretati da nuovi attori, tutti di primo livello, a partire da Michael Fassbender (Magneto), James McAvoy (Xavier) e Jennifer Lawrence (Raven/Mystica).

Oltre ai film già citati lo X-Men Universe della Twentieth Century Fox viene completato negli anni dai due deliranti e metanarrativi Deadpool (Miller, 2016) e Deadpool 2 (Leitch, 2018), poi seguiti nel 2024 dal Deadpool & Wolverine di Shawn Levy prodotto dai Marvel Studios dopo il ritorno delle licenze in casa Disney/Marvel; e, infine, dal semi-horror The New Mutants (Boone, 2020). Sempre nel medesimo mondo diegetico, ma in un futuro piuttosto remoto rispetto alle vicende dei film, è ambientata anche la serie tv The Gifted, ideata dallo showrunner Matt Nix e prodotta da Fox per due stagioni, con messa in onda dal 2017 al 2019 sul network di casa. E ancora ai mutanti Marvel è dedicato un altro show televisivo, stavolta però realizzato con un approccio d’autore tra il lisergico e lo sperimentale, molto maturo e di notevole interesse artistico: s’intitola Legion, è co-prodotto anche da Marvel Television ed è il parto della mente di Noah Hawley, lo scrittore-showrunner reso celebre dalla rilettura catodica del Fargo dei fratelli Coen. La serie è completamente slegata, però, dalle vicende dei film, pur essendo dedicata al personaggio di David Haller, il figlio mutante del professor Xavier, soprannominato Legione a causa della schizofrenia che gli frantuma la mente in innumerevoli personalità dotate di superpoteri devastanti. Interpretata da Dan Stevens nel ruolo principale e da Rachel Keller in quello della bionda Syd Barrett (sì, proprio come il Crazy Diamond dei Pink Floyd: un autentico manifesto programmatico), va in onda sul canale via cavo FX per tre stagioni dal 2017 al 2019 ed è attualmente reperibile sulla piattaforma Disney+.

Con l’annuncio dei giorni scorsi, però, lo scenario è destinato a cambiare del tutto ed è alle porte, probabilmente, un’autentica nuova era per i mutanti Marvel e, forse, per l’intero genere dei superhero movies. Sia come sia, comunque, l’impressione è che i Marvel Studios abbiano davvero intenzione di puntare tutto sui mutanti, per provare una volta per tutte a sostituire nei cuori degli appassionati di cinecomics gli Avengers proprio con gli X-Men. Se ci riusciranno potrà dircelo solo il tempo…


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