Al Jeu de Paume due esposizioni sulla memoria storica ancora vivente
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Nella galleria ottocentesca parigina gli scatti di Madeline de Sinéty e della collezione privata di Elton John e David Furnish

Una prolifica operazione di documentazione dell’esistente e trascrizione di sistemi di vita, relazioni di cura e istanze culturali dalla portata epocale accomuna Madeline de Sinéty: Une vie e Fragile beauté: Photographies de la collection de Sir Elton John et David Furnish, le due esposizioni fotografiche in corso al centro polifunzionale Jeu de Paume fino alla fine di settembre.
Oggi consacrata alla conservazione, alla diffusione e all’interscambio tra fotografia, cinema, videoarte e installazioni, la galleria parigina edificata nel 1882 è nota per aver cementificato, lungo l’evoluzione della sua identità istituzionale (museo delle correnti artistiche nazionali e dell’Impressionismo prima, centro per le arti contemporanee dopo), un’attenzione non comune nei confronti di prospettive sul reale altrimenti poste al margine della critica e del mercato dell’arte. La prima collettiva francese a rivendicare un’impostazione marcatamente di genere, Les femmes artistes d'Europe exposent au Jeu de Paume, realizzata nel 1938, così come la prima retrospettiva europea su vasta scala dedicata nel 2013 a Vivian Maier, al tempo ancora misconosciuta maestra della street photography statunitense, sono in tal senso soltanto alcune tra le imprese curatoriali che si pongono in diretta continuità con la recente scelta di dare lustro a due cataloghi dall’urgenza e dalla valenza estetica, sociale e culturale inestimabile.
Pur differendo nella provenienza autoriale, nell’estensione dei temi affrontati – ruralità e meccanizzazione, gentrificazione, sottoculture bohémien, stigmatizzazione di soggettività afrodiscendenti e queer, crisi dell’AIDS e degli oppiodi – e nelle grammatiche dello sguardo adoperate, le due mostre si caratterizzano infatti per un afflato interamente rivolto alla fragilità che s’annida nella condizione umana. Nel caso del percorso monografico dedicato a Madeline de Sinéty, autodidatta scomparsa nel 2011 che si mosse tra reportage sulla modernità parigino-newyorkese e ritratti dell’intimità dei villaggi bretoni, è la precarietà di scenari geograficamente ed economicamente svantaggiati a costituire il fulcro di un lavoro che copre, comprendendo più di cinquantaseimila scatti, circa quattro decenni di attività. La collettiva nata dalla selezione di trecento immagini facenti parte dell’imponente collezione privata di Elton John e David Furnish, regista e produttore cinematografico canadese, raccoglie invece alcuni tra i più grandi nomi dell’Occidente, convogliando su un piano macroscopico le forme e i discorsi presenti nella produzione di Sinéty. Nan Goldin, Robert Mapplethorpe, Diane Arbus, Mary Ellen Mark, Richard Avedon, William Claxton e Peter Hujar vengono difatti riuniti in un allestimento che spazia dagli anni Cinquanta del Novecento fino all’attualità, e che tra fotogiornalismo, istantanee intimistiche e fotografia di moda esplora oppressioni politiche, recessioni economiche, istanze identitarie nonché rivendicazioni controculturali riassuntive dei mutamenti che hanno interessato lo scorso e il presente secolo.
Di straordinaria intensità, dunque, le due mostre evocano in una toccante sinfonia di voci, volti, corpi e atmosfere urbane la memoria storica di ciò che ci è ancora prossimo, rendendo viva la necessità di pratiche artistiche resistenziali che tornino a guardare alla comunità come tessuto fondante del vissuto.
